Un'industria senza trasparenza
Nessuna legge obbliga le aziende a rendere pubblici i propri dati sui consumi energetici o sull’impatto ambientale e quasi tutte preferiscono mantenere queste informazioni riservate. La continua evoluzione dei modelli linguistici, sempre più grandi e complessi ma anche più efficienti, complica ulteriormente ogni tentativo di quantificazione esterna.
Quel che è certo è che l’elettricità richiesta dai data center cresce senza sosta.
Il “mostro energivoro” dell’AI
Il Washington Post ha definito l’AI un mostro energivoro, alimentato dalla sua rapida integrazione in settori diversissimi che vanno dall’assistenza clienti alla gestione algoritmica del lavoro e alle applicazioni militari. Anche i progressi in efficienza finiscono per essere riassorbiti nello sviluppo di modelli ancora più potenti.
In paesi come Irlanda, Arabia Saudita e Malesia, i piani di sviluppo dei data center stanno crescendo più velocemente delle nuove capacità energetiche. Dal deserto degli Emirati Arabi alle periferie di Dublino, i data center stanno trainando un’ondata di investimenti in progetti fossili. Negli Stati Uniti, vecchie centrali a carbone vengono riconvertite a gas naturale, sottraendo preziose infrastrutture a futuri progetti di energia rinnovabile.
Aumento emissioni CO₂ di Google negli ultimi 5 anni
Nuove centrali a gas in costruzione nel mondo per l'AI
Velocità prima della sostenibilità
Come ha osservato l’analista Carson Kearl di Enverus, "il problema non è la mancanza di opportunità, ma la mancanza di tempo". Le grandi aziende tecnologiche competono per accaparrarsi connessioni alla rete e impianti già esistenti, scegliendo la via più rapida per ottenere energia.
Secondo la BBC, i servizi basati sull’AI richiedono molta più potenza di calcolo rispetto alle normali attività online. L’espansione incontrollata dell’intelligenza artificiale rischia quindi di minare decenni di progressi nella decarbonizzazione, sacrificando le promesse verdi sull'altare della velocità.